

Quindici.

La decolonizzazione fra vecchi e nuovi problemi.


157. La Palestina verso la pace.

Discorso del presidente Bill Clinton, dal comunicato stampa della
Casa Bianca del 13 settembre 1993, in internet
http://www.whitehouse.gov/.
traduzione di M. Matteini,.

Il 13 settembre 1993 una storica stretta di mano tra Yitzhak
Rabin, primo ministro israeliano, e Yasir Arafat, presidente
dell'organizzazione per la liberazione della Palestina, sanc il
raggiungimento dell'intesa tra l'OLP ed Israele, con la quale
venne stabilito che entro cinque anni, ritirate le truppe
israeliane dai territori occupati e concessa l'autonomia ai
palestinesi in esse abitanti, avrebbe dovuto essere siglato
l'accordo di pace definitivo. Fu uno dei pi grandi eventi del
nostro tempo: due popoli, quello israeliano e quello palestinese,
sceglievano definitivamente la strada del dialogo, e non quella
della guerra, per conciliare i propri contrapposti interessi, che
avevano provocato conflitti sanguinosi ed alimentato l'instabilit
dell'intera area mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti
Bill Clinton, alla cui presenza, nel giardino della Casa Bianca,
venne firmato l'accordo, ricord, nel discorso pronunciato per
l'occasione e qui riportato integralmente, i principali
protagonisti e le fondamentali tappe del processo di pace,
incoraggiando palestinesi e israeliani a proseguire sulla strada
intrapresa, per assicurare un futuro di pace alle giovani
generazioni, troppo a lungo educate dalle cronache di guerra.


Primo ministro Rabin, presidente Arafat, ministro degli esteri
Peres [Shimon Peres, ministro degli esteri israeliano], presidente
Carter [Jimmy Carter, presidente degli Stati Uniti dal 1976 al
1980], presidente Bush [George Bush, presidente degli Stati Uniti
dal 1988 al 1992], illustri ospiti.
A nome degli Stati Uniti e della Russia, copatrocinatori del
processo di pacificazione nel Medio Oriente, benvenuti a questa
grande occasione di storia e di speranza.
Oggi siamo testimoni di un atto straordinario in uno dei grandi
drammi della storia, un dramma che  iniziato all'epoca dei nostri
antenati quando la Parola si lev da una striscia di terra tra il
fiume Giordano e il mar Mediterraneo. Quel sacro pezzo di terra,
quella terra di luce e di rivelazione  la patria delle memorie e
dei sogni di ebrei, musulmani e cristiani in tutto il mondo.
Come noi tutti sappiamo, la devozione a quella terra  stata anche
fonte di conflitto e di spargimento di sangue per troppo tempo.
Nel corso di questo secolo il conflitto tra i palestinesi e il
popolo israeliano ha privato l'intera regione delle sue risorse,
del suo potenziale e di troppi dei suoi figli e delle sue figlie.
La terra  stata cos impregnata di odio e di guerra, gli
interessi in conflitto nella storia hanno scavato un solco cos
profondo nell'animo dei combattenti, che molti pensavano che il
passato avrebbe sempre avuto il sopravvento.
Ma quattordici anni fa il passato ha cominciato a cedere il passo,
quando, in questo luogo e proprio attorno a questo tavolo, tre
uomini di grande lungimiranza firmarono l'accordo di Camp David
[accordo tra Egitto e Israele sottoscritto nel settembre del 1978
con la mediazione degli Stati Uniti]. Oggi noi onoriamo la memoria
di Menahem Begin [primo ministro israeliano, morto nel 1992] e di
Anwar Sadat [presidente egiziano fautore della pace con Israele,
assassinato nel 1981 da un esponente del fondamentalismo islamico]
e rendiamo onore alla saggia guida del presidente Jimmy Carter.
Allora, come oggi, noi ascoltammo coloro che dicevano che quel
conflitto sarebbe ricominciato presto. Ma la pace fra Egitto ed
Israele al contrario ha resistito, e cos questa nuova coraggiosa
impresa di oggi, questa forte scommessa che il futuro possa essere
migliore del passato, deve durare.
Due anni fa a Madrid [conferenza di Madrid per la pace in Medio
Oriente] un altro presidente comp un passo avanti enorme sulla
strada verso la pace, portando Israele e tutti i suoi vicini ad
avviare trattative dirette. E oggi esprimiamo anche il nostro pi
profondo ringraziamento all'abilit del presidente George Bush.
Da quando Harry Truman [presidente degli Stati Uniti dal 1945 al
1952] per primo riconobbe lo stato di Israele [1948], ogni
presidente americano, repubblicano o democratico, ha sempre voluto
la pace tra Israele e i suoi vicini. Gli sforzi di tutti coloro
che hanno lavorato prima di noi ci portano oggi a questo momento,
un momento in cui abbiamo l'ardire di impegnarci per una cosa che
allora sembrava perfino difficile immaginare: che la sicurezza del
popolo di Israele possa conciliarsi con le speranze del popolo
palestinese e che ci possa essere pi sicurezza e pi speranza per
tutti.
Oggi, Israele e l'Organizzazione per la liberazione della
Palestina firmeranno una dichiarazione di principi
sull'autogoverno provvisorio palestinese. La dichiarazione delinea
il percorso verso la riconciliazione tra due popoli che hanno
conosciuto l'amarezza dell'esilio. Oggi entrambi si impegnano a
lasciarsi alle spalle i dolori passati e gli antagonismi e a
lavorare per un futuro comune, fondato sui valori della Torah, del
Corano e della Bibbia [i libri sacri delle religioni ebraica,
islamica e cristiana].
Rendiamo omaggio oggi anche al governo della Norvegia per
l'importante ruolo svolto nel sostenere questo accordo. Ma oggi
dobbiamo soprattutto ringraziare i governanti che hanno avuto il
coraggio di guidare i loro popoli verso la pace, allontanandoli
dalle cicatrici della battaglia, dalle ferite e dalle perdite del
passato, in vista di un domani pi luminoso. Il mondo intero
ringrazia il primo ministro Rabin, il ministro degli esteri Peres
e il presidente Arafat.
La loro tenacia e la loro capacit di vedere il futuro ci hanno
dato la speranza di un nuovo inizio. Ci che questi leader hanno
fatto deve adesso essere proseguito da altri. Il loro successo
deve costituire un incoraggiamento per portare avanti con successo
questo processo di pace. Quelli di noi che li sostengono devono
essere disposti ad aiutarli sotto ogni aspetto, perch la pace
deve portare sicurezza. Una pace dei coraggiosi  a portata di
mano. In tutto il Medio Oriente si desidera ardentemente il
miracolo silenzioso di una vita normale.
Sappiamo che ci saranno molte difficolt, molti ostacoli. Ogni
pace ha i suoi nemici, persone che preferiscono le facili
abitudini dell'odio alle dure fatiche della riconciliazione. Ma il
primo ministro Rabin ci ha ricordato che non  necessario fare la
pace con gli amici. E il Corano ci insegna che se il nemico
desidera la pace allora anche noi dobbiamo desiderarla.
Quindi decidiamoci a far in modo che questo nuovo riconoscimento
reciproco costituisca un processo continuo e durevole, nel quale
le parti interessate trasformino il modo stesso con il quale si
considerano e si capiscono. Facciamo in modo che gli scettici
debbano ricordare ci che una volta esisteva tra questi popoli. Un
tempo vi era un flusso ininterrotto di idee, di commerci tra le
citt di questi territori. In Spagna, in Medio Oriente, musulmani
ed ebrei lavoravano insieme, in campo scientifico e letterario.
Questo passato pu tornare a vivere.
Signor primo ministro, signor presidente, mi faccio garante
dell'appoggio attivo degli Stati Uniti alla difficile opera che vi
attende.
Il mio paese si impegna ad assicurare a tutte le popolazioni
interessate a questa intesa una maggiore sicurezza e a reperire le
risorse necessarie per realizzare gli obiettivi fissati qui oggi.
Proviamo a immaginare quali risultati si potrebbero conseguire se
tutte le energie e le abilit che israeliani e palestinesi hanno
investito nella guerra verranno incanalate per coltivare la terra,
per dissalare le acque, per porre fine al boicottaggio e creare
nuove industrie, per costruire una terra prospera e pacifica oltre
che santa. Soprattutto dedichiamoci oggi alle nuove generazioni
della vostra regione. Tra i presenti, nessuno  pi importante del
gruppo di bambini israeliani ed arabi seduti oggi qui con noi.
Signor primo ministro, signor presidente, questo giorno appartiene
a voi. Grazie a ci che avete fatto, il domani appartiene a
loro. Non dobbiamo lasciarli preda della politica di estremismo e
disperazione, preda di coloro che vogliono far fallire questo
processo perch non riescono a vincere le paure e i rancori del
passato. Non dobbiamo tradire il loro futuro. Troppo a lungo i
giovani in Medio Oriente hanno vissuto in una ragnatela di odio
non da loro tessuta. Troppo a lungo hanno ricevuto insegnamenti
dalle cronache di guerra. Ora possiamo dare loro la possibilit di
conoscere la stagione della pace. Per loro noi dobbiamo realizzare
la profezia di Isaia [primo dei profeti maggiori della Bibbia]
secondo cui l'urlo della violenza non si sentir pi e non vi
dovranno essere mai pi rovine e distruzioni nei vostri confini. I
figli di Abramo, i discendenti di Isacco e di Ismaele [Isacco e
Ismaele erano entrambi figli di Abramo: del primo si considerano
discendenti gli ebrei, del secondo gli arabi] hanno iniziato
insieme un audace viaggio. Insieme, oggi, con tutti i nostri cuori
e le nostre anime, noi auguriamo a loro shalom, salaam, pace.
